mercoledì 25 febbraio 2009

Rilanciare il movimento linguistico

Dae http://gianfrancopintore.blogspot.com/

Che la sardità sia stata il filo conduttore della campagna elettorale è un dato incontrovertibile. Non sono poi tanti, a stare agli spot visti in Tv, i candidati che hanno cercato voti cantonali, quelli che si sono proposti come “difensori del territorio” (depravata parola di nuovo conio che tende a cancellare persino il nome della regione della Sardegna cui si appartiene) o paladini del proprio vicinato (“Ho un solo interesse da difendere”, l’Ogliastra, o la Gallura, o il Sulcis). La sardità, insomma, come status distintivo e come idea di identità. Quanto al sardismo, coscienza del fare sardità, le cose sono andate meglio del prevedibile: si è diffuso trasversalmente (tenga pazienza Gavino Sale se lo intruppo in un concetto che gli dispiace, ma qui si parla di sardismo come capacità di autodeterminarsi).

A parte il 3,7 raggiunto dai movimenti indipendentisti, che non saranno rappresentati per via di una legge sciagurata, penso al Psd’az, ad Insieme per l’autonomia, all’Uds, ai Riformatori sardi, a Fortza paris, ai Rossomori, a qualcosa come 16 o 17 deputati regionali, ciò che mai si è realizzato nei 60 anni e rotti di autonomia. A questi, vanno aggiunti i singoli possibili consiglieri che nella loro campagna elettorale hanno segnalato, nei “santini”, nei volantini e negli spot elettorali (con un ballo sardo a colonna sonora, per esempio) la loro scelta di campo. Non dimentico, naturalmente, Renato Soru e alcuni dei suoi sostenitori. Bene, la situazione è dunque eccellente. O meglio, sarebbe eccellente se, sulle questioni dell’identità, si mettesse da parte il reciproco guardarsi in cagnesco e si considerasse che la campagna elettorale è finita e che il popolo sardo ha fatto le sue scelte. Il presidente della Provincia di Cagliari, Graziano Milia, ieri ha detto: “Credo che sia arrivato il tempo di superare il concetto di autonomismo del ventesimo secolo, e di passare a una seconda fase in cui potremo sentirci sardi, europei e liberi”. Pensava alla sconfitta del suo partito, ma la riflessione ha carattere generale.

Il centro destra ha in mano una proposta in questo senso (la Carta de Logu nova, elaborata dal Comitato per lo Statuto) e la proposta di una Assemblea costituente avanzata dal Partito sardo come condizione per far parte dell’alleanza. Il centro sinistra darà ascolto a Milia e abbandonerà quelle pulsioni giacobine che lo portarono a scatenare una guerra campale contro la modestissima riforma costituzionale di qualche anno fa? E, soprattutto, è pronta a lanciare la sfida al centrodestra sull’urgenza della riscrittura dello Statuto? Le questioni dell’occupazione, del lavoro, del Piano paesaggistico sono importantissime e non possono non essere nell’impegno del nuovo Governo regionale per i primi cento giorni di legislatura. Ma se non si capisce che questi problemi possono essere risolti solo all’interno di un profondo cambiamento del rapporto Sardegna-Stato centrale, la Regione sarà costretta ad inseguire le crisi che si aprono qua e là. Cosa che deve assolutamente fare, per carità.

Ma se questa questione non verrà subito messa all’ordine del giorno, anche solo simbolicamente nel programma dei primi tre mesi di attività, se questo non sarà immediatamente all’orizzonte, temo che altri cinque anni passeranno all’inseguimento delle emergenze, secondo la frustra idea che prima si risolvono le questioni economiche e solo dopo, quindi mai, le questioni istituzionali. Fra queste, quella riguardante la politica linguistica, scioccamente messa tra parentesi durante il mese di campagna elettorale. Sarebbe materia da Assemblea costituente, ma se dovessimo attendere troppo, saremmo destinati a fare una operazione perfetta sul cadavere della lingua. L’importante movimento per la lingua, creatosi negli ultimi anni, ha un’occasione unica non solo per rilanciarsi, ma anche per dimostrare che di fronte a una questione così decisiva per la nostra identità, le scelte politiche individuali riguardano altre sfere: non la lingua sarda.